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  • Samatzai: Storia&Realtà

SAMATZAI  è un piccolo centro di circa 1800 abitanti che si estende nel cuore della Sardegna meridionale, in provincia di Cagliari, a poco più di 30 km dallo stesso capoluogo cagliaritano.

 

Il suo territorio è disteso regolarmente da sud-est a nord-ovest lungo il tratto di confine del paesaggio collinare della Trexenta con la vasta pianura del Campidano. In termini geografici, la sua ubicazione, marginale rispetto alle pianure campagna.jpgdel campidano in un’area in lieve pendio, vede la consueta disposizione dell’agglomerato urbano in luogo prossimo ad un corso d’acqua. Nonostante presenti una superficie complessivamente regolare, soprattutto pianeggiante, il territorio “Samatzese” mostra alcuni “monti” che privano il paesaggio di un aspetto piatto ed eccessivamente uniforme. I rilievi sono distanti dall’abitato, il quale nasce a 168 m sopra il livello del mare, in un’insenatura aperta alla libera azione dei venti meridionali. Il territorio è costituito da terreni sorti da rocce calcaree; sono presenti, inoltre, suoli argillosi e antichi suoli rossastri tipici del Campidano di Cagliari. Già anticamente, l’area territoriale fu utilizzata per lo sfruttamento estensivo dei terreni a fini agricoli; oggi, le zone agricole occupano un’ampia superficie con esclusione dei terreni con elevata pendenza e di quelli soggetti ad urbanizzazione o utili alle attività estrattive industriali. 

A questo proposito, va annoverata la nascita di due importanti realtà industriali, tra gli anni ’60 e ’70, quali la Calcidrata e l’ItalCementi entrambe legate allo sfruttamento delle risorse locali come argilla, calcare e arenaria. Tutto ciò ha in parte trasformato la naturale propensione agricola del paese giacché tali insediamenti hanno naturalmente determinato un consumo del territorio a svantaggio dei sistemi tradizionali di produzione; l’economia è ancora in parte sostenuta dallo sfruttamento  delle fertilissime campagne, tuttavia, in questo ultimo ventennio, la maggior fonte d’occupazione è rappresentata dal terziario. L’abitato è situato a 4km dalla S.S.131  pertanto facili risultano gli spostamenti lungo il Campidano e rapido è l'accesso al capoluogo di provincia.

E’ opportuno asserire che, come altre realtà paesane, anche Samatzai non possiede delle fonti prettamente veritiere che ci raccontino la sua storia dalle origini ai nostri giorni. Talvolta, tante cose non sono altro che il frutto di una moltitudine di supposizioni infondate e peraltro mutate nel tempo dalle dicerie popolari. E’ vero, però, che è utile divulgare le notizie tratte da fonti, se non inconfutabili, degne di discrezione e attendibilità.

In tempi molto remoti, Samatzai non era altro che uno dei tanti piccoli agglomerati urbani dislocati nella Trexenta, con questo termine non si vuole intendere qualcosa di complesso: solo qualche piccola capanna abitata da famiglie d’origine patriarcale, la cui sopravvivenza era basata sulla pastorizia e, in parte, sull’agricoltura.

Dove, attualmente, sorge il paese, anticamente, si ergeva uno di questi minuscoli villaggi il cui nome presunto era Santu Maccari, il quale si sviluppò nel territorio circoscritto alla chiesa di Santa Barbara risalente al XVII sec. di stile tardo rinascimentale, oggi,  restaurata ma priva del suo antico splendore che la noncuranza della popolazione e  la mano ignota dei ladri hanno provveduto a sottrarle nel corso dei secoli. La suddetta chiesa fu, in origine, la  prima chiesa parrocchiale poi sostituita con l’attuale parrocchia.

Il paese che sorgeva attorno a Santa Barbara non era che uno dei tanti villaggi esistenti nel territorio di Samatzai che poi, a seguito di una presunta conurbazione, hanno dato origine al paese omonimo.

Le molteplici popolazioni  si riunirono per porsi sotto la protezione del signore residente nel palazzo baronale  di cui , oggi, resta ben poco. Codesto palazzo che dimostra il passaggio da una società feudale ad una baronale, nel tempo, ha avuto molteplici ruoli che ne hanno fatto mutare l’aspetto esteriore ma la  struttura portante  è restata sempre la stessa. Nel periodo più antico, quest’edificio fu il palazzo baronale dove si potevano ammirare una torretta, merlate che ornavano tutti i suoi muri perimetrali, un ponte levatoio che si abbassava in direzione della località adiacente denominata "Santa Lucia" dove, oggi, è ubicata  l’area cimiteriale.

Parlando di ruderi ed antiche costruzioni, si ricordano le decine di siti nuragici trovati nel territorio nelle località Sant’ Elena, Nuraddei, Monti Onigu etc. risalenti ad epoca preistorica tra i quali importantissimo è il rinomato sito di "Su Nuraxi”  la cui torre principale si eleva dominando maestosamente l’agro moderno. D’origine nuragica sono, inoltre, le “Domus de Janas”

Importanti furono le scoperte delle rovine della chiesa di S. Marco che sorgeva nelle campagne in località “Tradori”. Solo quando nel 1625 avvenne la scoperta delle tombe dei tre santi Bertorio, Giustino e Fedele, questi ruderi suscitarono un certo interesse per poi cadere, nuovamente, nell’oblio ed essere riscoperti, di recente, per mezzo dell’iniziativa che vede la costruzione di una chiesa, in tal località, intitolata ai tre santi cui l’intera popolazione è sentitamente devota.

 

parrocchiale.jpgLa chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista non ha origini antichissime, infatti, la sua costruzione, in stile gotico-aragonese, risale al 1600. Essa fu edificata a seguito della crescita del paese che portò allo spostamento dall’antico territorio di “Santa Barbara” al “colle” quale punto più alto del paese dove, ancora oggi, si trova la parrocchia.

La sua costruzione ha subito più trasformazioni che hanno, probabilmente, degradato la sua magnanima ed antica bellezza ma non intaccato quella che è sempre stata la sua struttura portante composta di un’unica navata ed una serie di cappelle poste lateralmente. Di ragguardevole importanza sono i vari arredi sacri nella figura d’alcune statue lignee ed una croce astile in argento massiccio peraltro riconosciuta come una delle più antiche in Sardegna.

La torre campanaria, risalente al XI secolo, di pianta quadrangolare è posta sulla parte sinistra dell’edificio; essa è costruita in pietra arenaria e mostra nella parte alta quattro finestrelle o “monofore” ampiamente orlate al cui interno trovano sistemazione le tre campane di bronzo. La parte ultima del campanile è caratterizzata da pannelli di pietra intagliati.

La facciata della parrocchia si compone di pietre decorate con malta di calcare e blocchi in trachite e vede la presenza di un portale, restaurato recentemente, circondato da un’umile cornice in pietra. parrocchiale.jpgAgli inizi dell’ottocento, il portale era sovrastato da un imponente rosone (XVI sec.), il quale fu ricoperto dall’intonaco e tenuto nascosto fino a qualche anno fa quando,  in occasione dei lavori che prevedevano il rifacimento della parte esterna della chiesa, è stato rimesso in luce; la sua sagoma perimetrale, rimasta quasi integra, costituita da diversi elementi decorati in pietra con evidente bombatura esterna è stata restaurata ed, oggi, contribuisce a potenziare l’immagine stilistica dell’edificio dando vita a ciò che, col passare degli anni, era rimasto solo un semplice ricordo tenuto vivo dalla popolazione per mezzo della tradizione orale. 

Inoltre, il centro storico dell’abitato presenta tanti esempi dell’architettura rurale che includono portali in pietra e varie abitazioni costruite in “Ladiri”. Sicuramente, esempio di quest’architettura antica è il monte granitico che sorge, non lontano dalla parrocchiale, al centro del paese ed è stato restaurato recentemente per essere, oggi, adibito a centro che ospita attività ricreative, riunioni e congressi .

   
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